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*The dark side of myself*

solitamente, preferisco la gente insana di mente.
escher  
Foto 1 av 13
den 7 februari

SFOGO

Vile piegarsi alle sentenze della gente, è giunta l’ora che anche io spari il mio personalissimo giudizio.

Ce l’ho con chi giudica terroristi gli ultras, quella stessa gente che fino a poco tempo fa era coinvolta fino al collo in calciopoli. Non voglio difendere un assassino, ma mai prenderò la schiera di chi vuol rendere uno sport un commercio e una speculazione!!!

E allora mi domando chi sia il vero terrorista: se il mafioso presidente della società calcistica o un ultras, un vero ultras, non un assassino. E ce l’ho con gli ultras catanesi, perché sapevano che così facendo, dalle masse avrebbero fatto riaffiorare la voglia di sentirsi senza peccato, sono solo riusciti ad ottenere l’ennesimo pietismo per lo sbirro e il carabiniere.

Ce l’ho con la televisione, ce l’ho con l’abbrutirsi così viscido di un essere umano al plagio dello schermo, le bocche sono spalancate, le orecchie fine ad ascoltare le stronzate dei giornalai. Si, ancora una volta giornalai, con tutto il rispetto per chi fa l’edicolante, non sto parlando di questi ultimi, sto parlando di chi scrive su un giornale: egli no, non è più un giornalista, egli è un giornalaio che deve vendere più copie possibile, ciò che importa è richiamare l’attenzione dei piccoli omini e donnine eunuchi di pensiero e gonfi di sentenze. Bisogna servirgli gli input che li rendano innocenti, che li facciano sentire superiori.

Ce l’ho con la mia generazione, con la stessa generazione che urla contro i mali del mondo e non muove un dito per cambiare qualcosa, la stessa generazione figlia dell’ignoranza, delle arretratezze e dell’educazione televisiva; una generazione che pullula da un lato di grettissime checche d’appartamento, da un altro lato di finti idealisti figli di papà che si ergono addirittura a sindacalisti sconsolati-per-la-scarsa-affluenza-alle-assemblee (veramente degni figli dei padri politici), e poi il lato del “tanto è lo stesso”, la bieca e sporca faccia del “tanto che ci puoi fare”.

Ce l’ho con me stesso, figlio anch’io della televisione e fratello della mia generazione, gravido di buone intenzioni e partoriente rabbia e odio verso me stesso e chi mi circonda.

den 30 januari

LIMITE

Invenzione, congettura.

Idea partorita con un cesareo.

La convinzione di chi prude di rabbia:

non potrebbe essere più triste e desolante

sentirsi in gabbia.

 
den 12 januari

Vita

Piazza affollata,
brulichio di formiche
senza meta precisa...
 
Esistono limiti?
Esiste un senso?
Qual'è la destinazione?
 
 
Osservo i passanti
e cammino,
nel tentativo di lasciare un'impronta.
den 5 januari

ALCUNE CONSTATAZIONI E PRECISAZIONI

Non c’è più una Sala Comando organizzata, non esiste più un Sistema Razionale di ricerca, sviluppo e individuazione degli obiettivi efficiente. Tutte le attrezzature sono danneggiate, tutto si muove secondo tratti di logica e anarchia elettrica di pulsioni istintive e sessuali. Si sta tentando di ripristinare e di riparare i collegamenti con la realtà, ma ancora non si sa se ingegneri, tecnici e operai avranno voglia di farlo. Voglia o volontà?

Nell’ultima comunicazione il patron M. pare abbia mandato un ultimatum con lettera raccomandata di moratoria all’ingegnere responsabile dei lavori. Assolutamente inefficiente questo ingegnere devo decidermi a licenziarlo, non riesce a massimizzare la mia utilità minimizzando i costi. Sarà pure un cane, ma non so come mai nel momento in cui sto per mandarlo a cacare riesce sempre a convincermi del contrario. E intanto continuo a fare l’equilibrista, vaffanculo. Ci vorrà così tanto per modificare un filo in un sentiero??

Intanto è stata costruita una nuova strada, precisamente quella che collega Odioperchiunque con Fornitemiarmi: piena di tornanti, dossi e quant’altro il limite massimo è stabilito a 40 km/h (per una volta un limite giusto quanto doveroso anche se non mancano i soliti pirati della strada). Un tipico lavoro all’italiana, costruiamo una grandiosa autostrada ma lasciamo però che dall’altra parte la gente cammini su un filo con un autocisterna.

Si sta tentando poi di costruire un ponte, un’opera grandiosa quanto utile, me ne rendo conto, anche se l’ingegnere è lo stesso di prima, tra Pauredellassurdo e Risolvilandia.

Insomma le infrastrutture ci sono o si stanno per fare, tutto sommato sono quasi ottimista. Che culo!!

den 3 december

KILL WINNIE

Ebbene è molto tempo che noto, navigando attraverso i blog di msn e parlando con molta gente, il fenomeno Winnie Pooh. Winnie  ha un esercito dietro di sé: una militanza principalmente donnesca, di ragazze che fanno autoerotismo attraverso questo personaggio bieco e meschino. In realtà molti non si sono resi conto della sua natura sporca e perversa: la sua maschera dolcina, che lo ritrae come un dolce dolce orsetto di peluches, con i suoi amici, anzi super amici che non lo tradiranno mai, il suo mondo stupendo di marzapane e meringhe è solo pura apparenza per nascondere ciò che in realtà è quanto di più pesante ci si possa aspettare. La domanda ora nasce spontanea: perché mai sarebbe un essere meschino? La risposta è più facile e spigolosa di quanto non si pensi, invito pertanto a riflettere. Il ragionamento che faccio prende i presupposti da un altro quesito: quale mondo mai è composto di solo amore e di sola perfezione? Senz’altro non questo mondo, è appurato ormai che l’inferno è qui, dove ci troviamo noi ora. Senz’altro si trova in un'altra dimensione, ma può essere quella di Winnie? Soggettivamente ognuno può dare un’interpretazione: c’è chi potrà rispondere sì, la dimensione dove si trova e vive Winnie è l’infinito amore e infinita perfezione. Bene. E se fosse diverso? E se invece il simpatico orsacchiotto nascondesse dietro quella maschera dolce un essere maligno? Se quella maschera non fosse altro che un modo per coprire, in realtà, un’altra dimensione ancora fatta di violenza repressa, perversione, malignità e corruzione? A sostegno di questa mia tesi, viene un ragionamento molto semplice: una persona reputata malvagia che all’apparenza si presenta con occhio di vetro, gamba di legno, sfregiato nel volto, che vomita catarro e se ne va in giro con una falce in mano nel tentativo di corrompere i corpi fisici delle persone, sicuramente per giungere a codesto obiettivo tribolerà e non poco. Infatti presentandosi così ripugnante, solamente uno sciocco gli andrebbe vicino. Ma se noi proviamo a immaginare un’apparenza diversa: un simpatico coccoloso orsacchiotto di peluches, che crogiola di giuggiole i suoi amici, che si presenta con una voce calda, armoniosa, sicuramente attrarrà presso di sé molte ma molte più vittime del caso citato in precedenza. Della serie si acchiappano più mosche con il miele (di Winnie Pooh appunto) piuttosto che con l’aceto. A supporto di questo mi viene da pensare “all’autoerotismo a base di doccino” già ampiamente studiato dal Professor Elio.

In conclusione, a mio modo di vedere, Winnie si addice di molto come la critica sociale a quel mondo di persone che si maschera dietro a quel velo di dolcezza reprimendo dentro sé stesso i propri istinti, l’autoerotismo fatto di carezze e di segnali del linguaggio corporeo, il voler donare miele al prossimo, e quel prossimo non sa che una volta nel suo stomaco quel miele si trasformerà in acido fiele.

Questa che io dico è una possibile interpretazione del fenomeno Winnie. Le più accanite (o accaniti) fan obietteranno dicendo che la mia è l’interpretazione più sbagliata della storia: è mai possibile che il dolce orsetto possa essere così in realtà? Ebbene io rispondo che la realtà spesso e volentieri ci inganna, i nostri sensi ci ingannano….Potrebbero ingannarci anche nelle cose più evidenti….

den 1 november

TESI CIRCA LA FORMA SESSUALE DEL MERCATO INTERNAZIONALE

Le opinioni che seguono possono essere opinabili in quanto tali, e anzi invito i passanti a esprimersi sulla tematica.

Questa analisi prende in considerazione le strategie e le aspettative dei due tipi di mercato attualmente in piena competizione: quello Occidentale (per semplicità quello in stile europeo-americano) e quello Orientale (per semplicità quello indo-cinese). Gli obiettivi degli operatori di produzione dei due mercati sono pressoché gli stessi: minimizzare i costi fissi e i costi variabili. Checchè se ne dica, attualmente, dal punto di vista dell’imprenditore (che sia un privato o uno stato), il salario di un lavoratore viene generalmente identificato come un costo fisso di breve periodo (giacchè la tendenza è quella di assumere lavoratori a tempo determinato) e non come un investimento a lungo termine (assunzione di un lavoratore a tempo indeterminato). Nel mercato Occidentale i salari sono variabili in un ottica di lungo periodo: si attengono aumenti a seconda dell’indice ISTAT, e più o meno sono proporzionati in media ad un livello lievemente superiore a quello di sussistenza. Nel mercato Orientale il discorso è diverso: il salario è rigido fissato al di sotto del livello di sussistenza, calcolare un saggio di sfruttamento è cosa presto fatta: in media un lavoratore cinese o indiano lavora intorno alle 12 ore al giorno, ma il suo salario giornaliero è rapportato alla produzione che egli fa in 3 ore, si ha quindi uno sfruttamento totale giornaliero di 9 ore di lavoro, qualcosa come il 75% di sfruttamento netto giornaliero, che va a costituire parte del ricavo dell’imprenditore orientale. Dal punto di vista dell’imprenditore quindi, in un mercato Orientale, si hanno condizioni più che favorevoli per la produzione: i costi fissi sono completamente minimizzati.

Va ora aperta una parentesi di cruciale importanza sul nuovo “stile” di imperialismo moderno. Le cosiddette “Potenze” (per semplicità prendiamo in considerazione gli aghi della bilancia dei due suddetti mercati ossia USA e Cina) hanno capito perfettamente che per avere il controllo del potere mondiale non bisogna limitarsi alla “conquista” degli stati e ridurli a condizione di colonia: una strategia di questo tipo è definitivamente collassata su sé stessa negli anni 60, quando tutte le colonie sono state rese indipendenti, per lo meno sotto un punto di vista formale. Dico sotto un punto di vista formale perché di fatto l’economia degli stati in via di sviluppo è totalmente controllata dalle multinazionali dei paesi precedentemente colonizzatori. E sta proprio qui il punto focale della faccenda. Controllare l’economia di un paese significa in fondo controllarne anche la politica. Stati Uniti e Cina lo hanno capito perfettamente. Ora, partendo da questo presupposto, parte la teoria sessuale dei mercati internazionali. Il mercato globale può essere suddiviso in due testicoli che galleggiano nel vuoto, uno lo tiene stretto stretto l’America, l’altro lo tiene stretto stretto la Cina. L’obiettivo è quello di far cadere nel vuoto uno dei due “operatori”, per impossessarsi definitivamente dell’apparato genitale. Come fare però? Si diceva in precedenza che controllare l’economia di un paese significa di fatto controllarne la politica. La strategia occidentale è quella di delocalizzare le imprese nei paesi orientali. La Cina ha di fatto aperto le frontiere agli imprenditori occidentali (vedi caso Benetton per l’Italia, vedi il caso Microsoft e varie imprese di elettronica e tecnologia per gli USA), lasciando così che questi importino i loro capitali e i loro investimenti in Cina. Quest’ultima dal canto suo non attua certamente a caso la strategia del far sfruttare anche ad altri i propri lavoratori e la propria mano d’opera. Ricordiamoci che la Cina e l’India sono dittature pressoché dispotiche, ciò che dice il dittatore è legge. La strategia della Cina è evidentemente quella di impossessarsi, al momento opportuno, dei capitali, infrastrutture, mobili, immobili, investimenti finanziari e generalizzando quindi DI TUTTI GLI INVESTIMENTI fatti dagli imprenditori occidentali, approfittando della mentalità capitalista che preferisce avere costi a breve periodo piuttosto che fare investimenti a lungo periodo. La strategia della Cina è stata però ampiamente capita dai capi di stato occidentali, cosicché guarda caso basi militari e guerre di svariato tipo hanno accerchiato l’Oriente: Iraq, Afghanistan, (tra qualche anno Iran), Vietnam del Sud, Corea del Sud e Hawaii. È evidente che è l’Occidente ad aspettare la prima mossa dell’Oriente, il vero problema è quando questo accadrà. E quando accadrà saranno guai per tutti, orientali, occidentali, del centro, del nord e del sud, il vero problema è che la prospettiva di una guerra con interessi e aspettative di questo tipo, non è detto che comporti lo staccarsi per sfinimento di uno degli “operatori” dal suo testicolo, ma piuttosto la distruzione dei testicoli stessi. A quel punto ai bellicosi sceriffi e ai taciturni orientali non rimarrà altro che l’essere rimasti eunuchi.

den 5 oktober

ORGOGLIOSO DI FOTTERVI I DIRITTI D’AUTORE

“La realizzazione di un libro comporta costi variabili (carta, stampa e legatura) e costi fissi, cioè indipendenti dal numero di copie stampate (traduzione, preparazione degli originali, redazione, composizione, impaginazione). I fotocopiatori possono contenere il prezzo perché, oltre a non pagare i diritti d’autore, non hanno costi fissi. Ogni fotocopia, d’altra parte, riducendo il numero di copie vendute dall’editore aumenta l’incidenza dei costi fissi a copia e costringe l’editore ad aumentare il prezzo; questo, normalmente, fornisce un ulteriore incentivo a fotocopiare. Se questo circolo vizioso non verrà spezzato, arriveremo al punto in cui gli editori non avranno più convenienza economica a realizzare libri di testo per l’università.

In quel momento non ci saranno più neppure fotocopie”.

Si apre così uno dei miei tanti libri di testo. Veramente un annoso problema per questi signori che speculano sulla cultura. Ma la questione secondo me è a monte: prima di tutto bisogna stabilire se ad oggi lo studio è ancora un diritto, o meglio se lo è mai stato. Lo Stato, nella Costituzione garantisce per ogni cittadino il diritto allo studio, tant’è che anzi ne stabilisce l’obbligo fino alla seconda classe superiore. Il costo dei libri liceali si aggira intorno ai 20-30 euro, prezzo esorbitante specialmente per chi fa una scuola con 10 o addirittura 15 materie, e per le famiglie numerose. Quale lo stratagemma? Ovviamente l’acquistare libri usati ed io ne so qualcosa. Il prezzo si riduce della metà esatta, quindi massimo 20 euro e la cosa diventa ragionevole, tutto sommato ci si abitua a studiare su un libro sottolineato, addirittura in alcuni casi può diventare anche un vantaggio l’appuntino del precedente proprietario.

Ma all’università il problema raddoppia. Chissà come mai i professori di ogni singolo corso consigliano di studiare sul libro scritto da loro stessi. Fin qui niente da contraddire, fino a quando non si arriva in libreria e si pagano 60 euro se non di più. È forse questo diritto allo studio? Dice bene la citazione precedente: i prezzi aumentano in proporzione (se non esponenzialmente) a quante fotocopie si fanno. E anche in questo caso il problema è a monte: è forse giusto o sbagliato pagare la cultura? Giacchè con le tasse universitarie pago già il professore, perché dovrei rinpiguare ulteriormente le sue tasche? Se il professore pubblica un libro con un editore privato per speculare sul suo sapere, si può veramente definire un divulgatore culturale? Nell’antichità un divulgatore culturale, un professore, uno scienziato, un filosofo metteva a disposizione di tutti il suo sapere. Socrate è stato il primo vero rivoluzionario quanto a questo: egli scendeva in piazza tra la gente e metteva a disposizione di chiunque lo volesse il suo sapere, e anzi andava contro le demagogie e gli sproloqui dei sofisti che vendevano la loro cultura ai nobili e ai padroni. Il punto è proprio questo: può essere considerata una merce di scambio il sapere e la cultura? Per dio no!!! Mi rifiuto di pensarlo, ma in realtà è così. Il sapere non può essere una merce, il sapere è un diritto che deve essere tutelato dallo stato e in primis dal professore. Il professore universitario deve essere anzitutto un maestro (e qui apro una parentesi doverosa, perché più o meno a ragion veduta, molti professori amano intercalare su un discorso con : “e come diceva sempre il mio maestro…” ricordando il loro professore). Un maestro della materia, un luminare. Un uomo che presa coscienza della sua cultura la metta a disposizione di tutti, che non coltivi elite, ma che anzi tenti di essere il più chiaro e comprensibile per tutti, che quindi non speculi sui propri diritti d’autore. È per questo che dovrebbe essere lo stato stesso, in quanto garante di questi diritti, a finanziare tali opere d’ingegno. Il degrado culturale di questi ultimi anni viene proprio da queste due piaghe: il menefreghismo e la mancanza di vocazione culturale dei professori e dello stato.

“in quel momento non ci saranno più nemmeno fotocopie”….. D’altronde sarà sempre più facile gabbare un ignorante….. GRAZIE INFINITE PER ISTRUIRMI, MA NEL FRATTEMPO PREFERISCO PAGARE UN FOTOCOPIAIO…………….

den 17 september

INCAZZATURA IMMENSA CAUSA IDIOZIA UMANA CHE SI RIPERQUOTE INESORABILE SUI CITTADINI

 

Premetto che quanto segue è frutto di esperienza personale, indi per cui ogni fatto o riferimento a persone o cose non è assolutamente casuale.

Quei ragazzi pareano scoraggiati dalla pioggia, Petunia indossava un simpatico cappellino nero, rubato direttamente dal magazzino costumi del film “L’esorcista” per ripararsi dalle gocce, Priscilla e Velè invece sfoggiavano due graziosi ombrelli raffiguranti uno dei mici e l’altro un motivo di colori marroni. Bonzilio invece portava a spasso i suo cespuglio di capelli, mentre il Cigna e il Mex erano vestiti distinti, più il Mex che sembrava essere uscito da poco da una festa in yatch di Briatore. Si avviarono ben presto verso il piccolo gazebo di cui nessuno usufruiva per ripararsi. Il Cigna accese una sigaretta con un lungo tiro, levò un fil di fumo, mentre gli altri scherzavano spensierati, ignoranti della scena che di lì a poco avrebbe suscitato in loro ben auguranti pensieri di felici futuri e spensierati avvenire.

Una pattuglia di carabinieri si avvicinò loro, scese il più anziano tra i due, si avvicinò ai nostri eroi e con voce sarcastica domandò: “posso fumare una sigaretta insieme a voi?” Il pensiero collettivo fu: cazzo, sei uno sbirro come dirti di no, ma il Cigna fu gentile e rispose a tono: “si figuri”. Lo sgherro diede fuoco alla sua Camel Light, e domandò presto: “tutti studenti?” i ragazzi guardandolo sorridendo: “si!”. Continuò il gendarme: “cosa studiate di bello?” e i giovanotti gli risposero. Continuò il gendarme: “tutti di Perugia?” e all’unisono annuirono. La conclusione della guardia fu: “Ah bene, tutti comunisti!” e qui i ragazzi iniziarono a guardarsi sconcertati, in particolar modo Petunia e il Cigna. Proseguì la discussione nel peggiore dei modi, fatto sta che battuta dopo battuta i partecipanti della discussione erano rimasti due: il carabiniere più anziano e il Cigna, mentre gli altri osservavano attenti l’evolvere del discorso. In effetti erano argomenti interessanti, i due parlavano degli scontri del G8 di Genova e in particolare dell’uccisione di Carlo Giuliani. Il Cigna stranamente pareva moderato nel suo esprimersi, calmo, serio e conciso sosteneva che fosse stata una vergogna aver ucciso una persona in quel modo e aver infierito sul cadavere di quella maniera, investendolo con la camionetta d’ordinanza. D’altro canto egli faceva tuttavia l’avvocato del diavolo dicendo che sicuramente, trovandosi nei panni dei carabinieri (per quanto gli riuscisse difficile), forse per sua legittima difesa avrebbe fatto qualcosa per difendersi. Magari un proiettile ad una gamba ripensando all’addestramento della caserma, cercando di non farsi prendere dal panico. Il gendarme dal canto suo non sentiva ragioni: “eh, per dio! Te non lo sai ma la legge a me mi dice che posso sparare, se vengo accerchiato io devo tutelare i cittadini (che è il mio lavoro) -insisteva- il carabiniere che ha fatto fuoco era un ragazzo di poco più di vent’anni, se era uno di esperienza probabilmente avrebbe aperto il fuoco ben prima”. Allibito da tali parole, il Cigna, che già dapprima nutriva nessuna fiducia nei confronti delle Forze dell’Ordine, rispose: “Come vuole giustificare allora l’aver infierito nei confronti di un cadavere (foto documentate nel processo)?” mentre tra sé pensava quanto possa essere vile e nel contempo bieco e meschino che una forza militare, responsabile della tutela del cittadino, possa inventare simili cazzate (come può al legge dare piena licenza di uccidere?) e rifarsi e gasarsi del fatto di poter eliminare fisicamente un uomo, senza contare il riuscire ad avere così pochi scrupoli per accanirsi nei confronti di un morto, di un cadavere, di una persona che non È più. Qui lo sbirro rispose testuali parole: “ascolta caro mio te l’hai mai guidata na Campagnola?” “No.” “ecco bene allora vedi che non lo sai, ma t’assicuro io che dai finestrini retrovisori di una camionetta in quel modo non si vede una ricca madonna, quel carabiniere stava a fa manovra per scappà via (immaginate la sassaiola lì in mezzo) e c’era quel criminale per terra, non l’ha fatto apposta, preso dal panico lo ha schiacciato” Quest’ultime tre parole: “lo ha schiacciato” risuonavano nella testa del ragazzo come i tamburi delle feste Masai. Allibito da tali parole il Cigna non riuscì a rispondere. Fece un lungo tiro della sua sigaretta, il fumo gli scese caldo nella gola e lo risputò piano guardando fisso la faccia spregevole del servo. Non riusciva a far uscire parole dalla sua bocca, forse se avesse anche solo fiatato sarebbe uscito da lui un fiume di insulti e maledizioni, ma si contenne. Il pensiero di essere arrestato per oltraggio a pubblico ufficiale ebbe la meglio sull’impulso sicchè il Cigna fece un altro tiro di sigaretta, stavolta voltando lo sguardo e buttando fuori forte la nuvola di fumo. Imperterrito il carabiniere proseguiva: “e poi ragazzi!! Ma ragazzi il nostro stato è diventato liberticida, ricordatevi la libertà è na brutta bestia: quando se ne dà troppa si rischiano i disordini e c’è troppa ma veramente troppa tolleranza! Pensa: io vorrei andà in Via Settevalli a fa qualche retata de mignotte e travoni ma non mi ci mandano, e se ci passo per caso che sono in servizio queste brutte vacche mi salutano pure, mi prendono per il culo capito, e non gli puoi fare un cazzo: l’Italia è un paese di merda, lo Stato chiude troppi occhi!!!” e tra sé il giovane pensava, sempre più schifato, sempre più considerando l’agente simile ad un escremento putrido, queste due semplici domande: è forse chiudere un occhio perché me ne fotto? Oppure è forse chiudere un occhio perché il pappone mi passa una bella cifretta di denaro? infatti se lo Stato ha il dovere di tutelare l’ordine pubblico, che interesse ci sarebbe nell’inventarsi le regole e non farle rispettare a meno che non ne tragga vantaggio? Quella sottospecie di essere umano continuava nel suo sproloquio di iniquità arrivando a dire che, fosse per lui, da un pezzo avrebbe già preso a manganellate in testa, non da spaccargliela in due, ma da farli stare molto male, non di aprirgliela, ma di segnarla con un bel bernoccolo per il resto della loro vita, tutti quei cretini che si mettono sulle scalette del duomo davanti a Mania e al Kurdo a bere, schiamazzare e fumare le canne. Gli altri ragazzi iniziavano ad allontanarsi da lì, si vedeva nel loro volto un misto di espressioni: dallo stupito al rassegnato, dalla pietà alla vergogna e infine il ribrezzo. Gli rimase il Cigna davanti, silenzioso. Lo sgherro insisteva, il ragazzo non lo seguiva più. Guardava piuttosto l’altro gendarme, in faccia. Costui era arcigno, dalla carnagione scura, la barba rossiccia di tre giorni, teneva in bocca un sigaro puzzolente di pessima qualità. Il suo cappello gli dava un aria da duro, e ogni tanto senza distogliere lo sguardo dal giovanotto toglieva dalla bocca il sigaro ciancicato e espirava quel fetore immondo. Il secondo agente non aprì bocca ma il suo sguardo parlava chiaro: a differenza del collega egli aveva capito perfettamente ciò che il Cigna stava pensando di loro. Quest’ultimo si voltò e vide gli amici allontanarsi e decise di porre fine a quella tortura psicologica che è il non poter insultare strillando a pieni polmoni un pubblico ufficiale. Tuttavia salutò il carabiniere ancora sproloquiante stringendogli la mano, sperando che le sue dita si trasformassero d’improvviso in strumenti di tortura medievale. Salutò con un arrivederci anche l’altro sgherro che con fare da duro gli disse: “Ciao smilzo”, ironizzando sulla stazza non certo esile del nostro eroe, il quale rispose con una grossa risata: “e sarai bello te!!!” alzando i tacchi e continuando a ridere. Ma quella risata celava una grande e grossa verità: aveva avuto la conferma che non la maggior parte ma di più delle Forze dell’Ordine è di siffatta maniera meschina e vomitevole, e che se prima non si era certo commosso per le vittime di Nassirya, ora certo non poteva che provare un odio ancora più profondo. GRAZIE INFINITE PER TUTELARMI……………………………………….

 

den 24 augusti

PICCOLA POSTILLA NELL’EVENTUALITà MOLTO EVENTUALE CHE DIVENTASSI IL DIO SUPREMO DELL’UNIVERSO

1)      A Tremonti va fatta d’urgenza un’operazione anale, laddove per l’appunto l’ano sia trasformato in forma di salvadanaio dimodochè possa essere riempito con tutte le monetine del pianeta.

2)      Mastella deve essere rinchiuso in un convento fuori dal mondo, fatto frate di clausura sarà lieto di scontare la sua pena nella sua piccola cella, con una grande finestra dalla quale sia obbligato a guardare il panorama sottostante di una spiaggia dove è estate tutto l’anno, e nell’arco del medesimo vi sia ricambio generazionale di qual si voglia mona in topless.

3)      Borghezio dovrà essere obbligato a correre ignudo in un corridoio di larghezza metri 1,80 e lunghezza infinita, dove ai lati saranno posizionate persone di razza magrebina, tunisina, marocchina, senegalese, camerunenese, nigeriana, cinese, indiana, pakistana, afgana, peruviana, indonesiana, brasiliana, messicana ecc ecc, che gli daranno simpatiche ma potentissime pacche a mano bagnata sulla schiena.

4)      Fassino dovrà essere inchiodato dai piedi per terra, mani legate, naso tappato da molletta, bocca divaricata, imbuto posizionato nella stessa, e calderone di qual si voglia cibo triturato che sia rovesciato nel medesimo imbuto fino ad ingozzarlo. Il fegato sarà poi asportato e ci si farà patè di Fassino da mangiargli dinnanzi. Tuttavia, per la legge del contrappasso il fegato si ricostruirà ogni volta finita l’operazione riaprendo il ciclo di tortura.

5)      Bossi dovrà essere obbligato a fumare RESPIRANDO almeno 4-5 sigari per volta. Nel momento dell’agonia più atroce data dalla mancanza di respiro, giacchè sarò l’Iddio supremo dell’Universo, con uno schiocco di dita gli ridarò quel tanto di rantolo che gli basta per fumarne altri 5, e così via per l’eternità.

6)      Silvio dovrà essere crocifisso, almeno i suoi seguaci, confinati in nuove catacombe, potranno scrivere un nuovo vangelo (suscitando ancora una volta l’ilarità generale) e potranno dire che al terzo giorno Egli risorse, rimise i bilanci a posto, convertì tutti i comunisti, espulse tutti gli immigrati delinquenti, eliminò la mafia, le tasse, inventò un vaccino per la fame nel mondo e rimise al Padre i peccati dell’umanità.

7)      Bondi e Schifani dovranno essere frustigati ignudi a sangue da una frusta composta di 2 code a loro volta suddivise in ulteriori 10 piccole code all’estremità delle quali verranno messe delle castagne non schiuse che si attaccheranno coi loro spini alla schiena dei due “politici” e per la legge dell’amor divino che tutto muove le castagne si rigenereranno spontaneamente ogni volta che si staccheranno dalle code, e così via per l’eternità.

8)      Prodi sarà trasformato in porchetto lattonzolo di kg 30 preciso preciso per farci la porchetta, tuttavia egli rimarrà vivo anche da porchetta e potrà sentire perfettamente la lama tagliarlo a fette fino al collo. A quel punto però, sempre per la legge del contrappasso, il corpo-porchetta si riformerà nei secoli dei secoli.

den 5 augusti

PENSIERI PSILOCIBINICI

Snervante l’attesa per entrare in quel mondo. E poi bastò una tendina per partire, partire per quel viaggio tortuoso di piaceri oltre l’inumani confini e di dolori della peggior specie. Una tendina a piccole e fine righe orizzontali e verticali: “Concentrati” furono le ultime parole umane dell’accompagnatore che udii. E così feci. La tendina iniziò a gonfiarsi, si allungò, pareva quasi parlarmi. Le pieghe diventarono buffe bocche senza fiato. Nell’aria le note di White Rabbit parevano accarezzarmi mentre la realtà iniziava a sciogliersi. Dentro le tendine si riusciva a notare un mondo di colori eccentrici che davano vita a mille forme diverse, le pareti di legno iniziarono ad essere percorse da scariche elettriche, il mio corpo era lì e io lo osservavo da fuori. Mi misi a sedere, e notai il soffitto. Il soffitto era pieno di immagini che ritraevano le nature morte di Van Gogh che si muovevano circolarmente, attimi di indescrivibile piacere fisico e mentale tanto che non riuscì a trattenere guaiti e versi di piacere, gli occhi erano sgranati e osservavano cose mai viste, riuscivo a vedere fisicamente e tangibilmente ciò che volevo, ciò che volevo si dipingesse davanti a me. Improvvisamente mi girai verso uno degli accompagnatori, sudava e le sue gocce di sudore mi parvero urina che scendeva lentamente verso terra cosicché pensai che in quell’attimo di rilassamento mi fossi per così dire lasciato andare anche io. Corsi verso la porta spaventato, guardai fuori, gli alberi erano uomini con mille braccia, il pavet del sentiero che portava alle docce un rullo trasportatore, terrorizzato mi rimisi a sedere, quindi il panico. Iniziai a sentire freddo, un freddo mai provato prima un freddo che prende dentro il corpo, dentro le viscere, capii che ciò che si vuol chiamare anima era tornata dentro il suo corpo. Tuttavia quel freddo era un qualcosa oltre che fisico anche metafisico, quel freddo era in tutto e nulla. I denti battevano, e la pelle tremava come non avevo mai visto. Iniziarono attimi interminabili di dolore immenso. L’accompagnatore fu provvidenziale, bastarono semplici parole: “tranquillo, ora io sono come te e tu sei come me”. Mi stesi di nuovo, e tornai a guardare il soffitto, ma le nature morte si trasformarono in lucertole e gechi che camminavano disgustosi verso la trave portante. Di nuovo paranoie, pensavo tra me se quegli esseri disgustosi mi fossero caduti addosso, se quegli esseri immondi cadendomi addosso mi avrebbero trasmesso qualche malattia incurabile. Chiusi gli occhi e ancora una volta l’accompagnatore fu provvidenziale. Riuscì a tranquillizzarmi, riaprì gli occhi. Davanti al mio viso c’era il fiore di una bellissima ragazza di colore. Istintivamente iniziai a leccarlo e fui trapassato come da una scarica di energia che provocò in me una sensazione di piacere che va oltre l’orgasmo, oltre l’amore, oltre la passione, oltre tutte queste messe insieme. Ancora una volta non riuscì a trattenere guaiti e lamenti di piacere. Uno degli accompagnatori fu portato via stupidamente. Chiesi di lui circa una ventina di volte, eravamo rimasti in due. Stavolta fui io a dare aiuto all’accompagnatore. Non riusciva a trovare l’uscita e temeva che non esistesse. L’uscita c’era, di li a poco. Iniziai a parlare con l’accompagnatore, riuscì finalmente a ritrovarlo. Parlammo, e vedemmo di nuovo le tendine allungarsi fino al soffitto, di nuovo Van Gogh, e infine il Cuoco. All’uscio si dipinse la figura del Cuoco da un accappatoio appeso a fianco a una busta. Era alto, con un cappello bianco da chef, il naso grosso e aquilino, un paio di mustacchi lunghi e neri come la pece, che teneva in mano una lavagnetta nera con scritto in bianco a caratteri cubitali MENU. Le pareti continuarono a sciogliersi, il mio pensiero ricominciò a fondersi con le cose, e risi non so per quanto tempo con l’accompagnatore spesso senza motivo. Poi, a poco a poco tornò la coscienza, mi alzai e con l’accompagnatore ci dirigemmo verso i cessi. Piovigginava e faceva freddo, le cose ancora non avevano una forma precisa. Una domanda martellante nella testa: era forse quello saltare tra l’inferno e il paradiso?

den 10 juli

GRAZIE GRAZIE GRAZIE

E' stato il mondiale visto sul buzzicotto a casa di Jappa
E' stato il mondiale delle mille imprecazioni
E' stato il mondiale che: "cazzo ragà, ce sentimo italiani na volta ogni 4 anni!!"
E' stato il mondiale delle toccate scaramantiche tutte le volte che un giornalista apriva la bocca
E' stato il mondiale delle lacrime tedesche e delle lacrime francesi
E' stato il mondiale dei festeggiamenti in giro per le strade in piedi sulla punto decappottabile del Mex
E' stato il mondiale delle urla, dell'adrenalina e della tensione
E' stato il mondiale del "per una volta siamo tutti uniti"
E' stato il mondiale che ha zittito con una banana in bocca i grandi opinionisti tedeschi
E' stato il mondiale di chi ha due palle sotto GROSSE così
E' stato il mondiale dei sogni che si avverano, di quelli che fino all'altro ieri giocavano nei campetti di terra e oggi sono campioni del mondo
E' stato il mondiale degli immigrati
E' stato il mondiale della kabala, tutte le partite nello stesso posto, stessi vestiti addosso (ieri era la mia maglietta dei Metallica a portarmi in giro e non io a portare in giro lei), stessi posti a sedere scherati tutti sempre nella stessa maniera, stessi precisi ritardi e arrivi, stessi riti scaramantici
E' stato il NOSTRO mondiale grazie ragà, che momenti indimenticabili grazie veramente col cuore
E' stato il mondiale del Carpa sulle spalle della statua di San Costanzo
E' stato il mondiale della magia del calcio, nessun gioco al mondo riesce a unire così le persone, a farle gioire, strillare, abbracciare, lottare e regalare così belle emozioni.
 
den 5 juli

LO DEVO FARE

Vogliate concedermelo....ma nei confronti di chi la fa tanto lunga, dà agli italiani dei mafiosi, mandolinari, spaghettari pizzaioli (mmmh, forse c'hanno pure chiappato) e non si guarda per sè (ma stateve zitti che ve magnate i wurstel e i crauti) rispondo così:
 
 
PRRRRRRRRR!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
 
Adesso sucate, tugate e lappate ripetutamente questo GROSSO pisellone!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
 
E ADESSO CE LA GIOCHIAMO DAJE DDAJJEEE DDDDAAAAAJJJJJJJEEEEEEE RAGA'!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
den 26 juni

LA BELLA CANZONE DI UNA VOLTA

La bella canzone di una volta faceva sorridere la gente,
che la trovava divertente e la cantava a voce alta,
la bella canzone di una volta faceva commuovere la gente,
che la ascoltava attentamente e la imparava in una volta.
La canta il commissario al lestofante, la fischia il portinaio spazzolante
mentre la balia col poppante la trova molto interessante.
L'accenna il giovanotto dal barbiere e dopo un pò la sa tutto il quartiere
che pullula di mille capinere, e a mezzanotte c'è l'oscurità.
Capinere, capinere, ognuno le vuole amar.
Sono bianche, sono nere, sono nella mia città.
Che bella la canzone di una volta che si ascoltava andando a capinere;
noi della ronda del piacere ne abbiamo fatte delle belle!
Ricordo per esempio di un mio amico che non voleva andare a capinere:
l'abbiam portato con la forza ed ha goduto nell'oscurità
(e ci ringrazia ancora adesso).
Capinere, capinere, ognuno le vuole amar.
Sono bianche, sono nere, sono nella mia città.
Mi manca la canzone d'altri tempi, ingenua e piena di malizie,
che cementava le amicizie e poi si andava tutti a capinere.
Invece la canzone di ogni giorno la fanno utilizzando i macchinari,
non te la levi più di torno con la sua cassa Rotterdam.

 

Grazie, grazie sinceramente, un grazie speciale per Elio. Tutte le volte che ascolto questa canzone, anzi tutte le sue canzoni, non posso che dire grazie alla tua genialità. Ma soprattutto vorrei fare un grosso ringraziamento a lui, che ne sono certo sia il cervello del gruppo: Mangoni. Mangoni se tu fossi una donna ti sposerei. Mangoni se tu fossi una cacca e io una mosca, non esiterei a posarmi su di te. Mangoni ricordi quando a Papiano ti urlai: “Mingozzi!!!!Mingozzi!!!!”? Ero poco sobrio, scusa Mangoni.... Fu tutta colpa di Fede, scusa ancora. Mangoni rimembri? te ne stavi su quel terrazzino sulla piazza di Papiano, e sembravi una docile e venerea principessa in canottiera e bermuda. Mangoni quando ti vestisti da tamarro fu l'apogeo, bandana canotta attillata e occhiali da sole firmati Gucci mentre ti esibivi in una lap-dance.... grazie Mangoni sentitamente grazie. L'umanità è in debito con te e non sto scherzando. Mangoni solo un vero artista può fare ciò che tu fai, solo un vero grande artista.

den 15 juni

QUEL MURO....QUELLA CITTA'.....(OMAGGIO AI PINK FLOYD parte II)

Vorrei tornare a Berlino. Rivedere quel muro, alto abbastanza per sembrare un po’ come la siepe di Leopardi, per mettersi lì davanti e immaginarsi dietro di lui mondi nuovi, strane frontiere dell’Avvenire. Un muro delle idee, un muro abbattuto fisicamente, scuoiato, gli si possono vedere sporgere le ossa di ferro, lascia ancora aperte le ferite dello scontro più sanguinoso, che ha tradito più che mai le aspettative e le speranze dei Grandi Padri del Comunismo Internazionale. Le rovine della Guerra Fredda, ancora lì, nel loro grigio “mascherato” dai colori della pace. E tu sei lì davanti immobile, l’osservi e ti metti nei panni di chi non poteva valicare quel muro, perché? E la risposta è lì che ti guarda in faccia, scalcinata ma ancora intatta, quel muro che ora è più forte che mai, quel muro che è nei rapporti interpersonali, quella barriera che si erge inesorabile nel confronto tra le generazioni, è sempre lì, vuole fare da monito…. Nella mia vita ho potuto vederlo una sola volta, ma quella volta non la si scorda mai. Capisci intensamente quanto sensazioni, ideologie, ipocrisie e contraddizioni possano fisicizzarsi in una cosa, ergersi nella loro fragilità immune agli attacchi fisici. Di nuovo quel muro che è dentro noi stessi, lo puoi sentire con le mani nella sua ruvidezza, lo puoi ascoltare nel suo silenzio angosciante, lo puoi osservare fermo che si frappone tra noi stessi e l’infinito. Le sentinelle sono state cacciate via, eppure ancora incute timore la frontiera, eppure ancora si sente la presenza dei fantasmi con i loro fucili, le loro armi, i loro vessili, lo puoi sentire nell’aria: da qualunque parte ci si metta, cosa vuol dire stare al di là?

den 10 juni

OMAGGIO AI REIETTI

In tutta sincerità vi dico che preferisco le puttane a coloro che si sentono ragazze uniche e speciali.

Preferisco chi si sente sbagliato a chi è infallibile.

Ho decisamente più stima per i finocchi che per i latin lover

e di gran lunga per i terroristi che per i soldati difensori della pace.

Ho una simpatia naturale per i morti di fame e un rigetto spontaneo per i Berlusconi.

E detto sinceramente preferisco l’operaio all’imprenditore.

Molto, molto meglio la gente insana di mente

e prediligo una posizione da estremista a una posizione da centrista.

E preferisco un tossico a un prete.

Propendo per l’aborto piuttosto che per una vita di sofferenza

similmente l’eutanasia a una semplice esistenza.

Più forte è il suicida a chi si ostina a vivere tra le sofferenze

e non mi dispiace vivere nell’incertezza piuttosto di aggrapparmi a una fede.

E in conclusione preferirei vivere (non un giorno) ma 100 anni come cazzo pare a me.

Ho un’ammirazione spontanea per chi se ne fotte dell’identità nazionale.

Detto sinceramente preferisco i coglioni ai furboni.

Detto sinceramente preferisco uno zingaro a un politico

e dico che non v’è differenza tra il giornalista e il truffatore.

Detto sinceramente preferisco la bestemmia a chi è bigotto

E in conclusione preferisco chi è emarginato, represso, calpestato, reietto e odiato.

 

Matteo

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nato dall'idea di un mio carissimo amico, dopo la classifica degli stronzi ecco a voi i VIOLENTISSIMI ESCREMENTI!!!!